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Coleottero-punteruolo-adulto
Fregene 14/01/2017. Più di 3000 “specie aliene” minacciano ecosistemi, salute e attività dell'uomo mettendo in pericolo la biodiversità e l'economia. Le specie aliene invasive non sono esseri fantastici (vedi foto uomo-falena) ma sono organismi reali introdotti dall'uomo, accidentalmente o volontariamente, al di fuori dell'area di origine, che si insediano in natura e causano impatti sull'ambiente o sulla vita dell'uomo. Le specie aliene presenti in Italia sono in aumento del 96% negli ultimi 30 anni. Una diffusione che costa all'Europa più di 12 miliardi di euro ogni anno. Ed il fenomeno è in forte crescita anche in Europa, il 76% negli ultimi 30 anni. Nel Mediterraneo, anche a causa dei cambiamenti climatici, le specie aliene invasive sono insieme al consumo di suolo la principale minaccia alla biodiversità. Ed è per rispondere a questi pericoli che è nato il Life Asap (Alien species awareness program) il progetto cofinanziato dalla commissione Europea di cui sono promotori l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) insieme con Legambiente e altri partner.L’obiettivo è quello di ridurre il tasso di introduzione di specie aliene invasive e mitigare i loro impatti, tutelando le specie autoctone il più possibile. E’ fondamentale aumentare la consapevolezza delle persone riguardo ad acquisti “leggeri”, ovvero incauti che possono contribuire ad aggravare il fenomeno della perdita di biodiversità, l'alterazione degli equilibri ecosistemici e sanitari. Il progetto Life Asap si declinerà in tante attività di informazione nelle scuole (con kit educativi, ndr) e nei parchi, ma anche negli aeroporti e negli zoo, senza tralasciare le amministrazioni pubbliche". Infine, con il progetto Life Asap verrà coinvolta la comunità scientifica italiana nella stesura di una 'black list' delle specie aliene di interesse prioritario per l'Italia e di raccomandazioni, definite tramite seminari e workshop, da sottoporre al governo italiano. Le specie aliene invasive come il gambero rosso americano, scoiattolo grigio, tartaruga palustre americana, caulerpa, robinia distruggono le biodiversità, la nutria, cozza zebrata, fitofagi come il cinipede del castagno e la cimice del pino, il punteruolo rosso, (vedi foto) nemico giurato delle palme, hanno impatto sulle attività economiche e l’ambrosia la zanzara tigre ecc disturbano la salute umana. Gravi errori per Piero Genovesi, il biologo dell’Ispra che coordina il progetto. “Si è sottovalutata la portata del problema. Prendiamo ad esempio il giacinto d’acqua: mentre noi documentavamo i disastri che aveva prodotto in varie regioni d’Italia invadendo interi specchi d’acqua e soffocando le specie autoctone, continuava tranquillamente a essere venduto come pianta ornamentale in alcune catene della grande distribuzione.. Tra gli esempi citati c’è il gambero rosso che viene dalla Luisiana, chiamato il gambero killer. I pescatori lo hanno diffuso nell’ambiente pensando di fare un buon affare. È successo il contrario: essendo più aggressivo dell’omologo italiano ha stretto in un angolo la specie autoctona, ha ridotto la biodiversità perché si nutre di piccoli pesci e di anfibi e ha provocato danni agli argini dei fiumi scavando tane. Scoiattoli, zanzare e calabroni. Lo scoiattolo americano grigio invece ha avuto successo per il suo aspetto gradevole che gli ha conquistato un posto tra gli animali che i bambini chiedono in regalo. Peccato che, essendo più grande e più resistente alle malattie dello scoiattolo rosso europeo, rischi di condannarlo all'estinzione, oltre a danneggiare i frutteti e a indebolire gli alberi che vengono privati della corteccia e resi più vulnerabili a insetti e funghi. Tra le specie invasive ci sono anche la zanzara tigre, che oltre a pungere di giorno è anche veicolo di una ventina di virus che colpiscono l’uomo. Il calabrone asiatico, che si nutre in gran parte di api (pochi calabroni sono in grado di devastare un intero alveare in pochissimo tempo).Le piante. E la Panace gigante originaria del Caucaso e importata in Europa come pianta ornamentale: produce una linfa che rende la pelle estremamente sensibile ai raggi ultravioletti causando il rischio di ustioni anche mortali, mentre piccole quantità di linfa negli occhi possono far perdere la vista. "L’obiettivo è ridurre la diffusone delle specie aliene che vengono introdotte a fini commerciali: occorrono più informazione e maggior consapevolezza", aggiunge la presidente di Legambiente Rossella Muroni,
Fonti: Ansa natura e R.it , adattati per Savefregene

biciec
Fregene 25 gennaio 2014. Rivoluzione ecologica per una bici dal design innovativo e un impianto di depurazione dell’aria che aprirà di sicuro una nuova era nel settore ciclistico
Non ha ancora un nome, ma è destinata a cambiare del tutto il nostro approccio alle care vecchie due ruote a pedali: si tratta di una bicicletta dall’animo “verde”, in grado di migliorare la qualità dell’aria respirata dal ciclista e di conseguenza in tutto il contesto urbano in cui si trova.Il prototipo è nato a Bangkok, in Thailandia, su ideazione e realizzazione di Lightfog Creative & Design, impresa che si propone di produrre prodotti per contrastare l’inquinamento delle città. Il gruppo si è aggiudicato il premio Red Dot Design Awards, un concorso rivolto alle innovazioni nel campo dell’energia sostenibile. Silawat Virakul,  capo-squadra del progetto, descrive il funzionamento del marchingegno: sul manubrio della bici è posta una sorta di “bocca” che aspira l’aria inquinata, immagazzinandola e facendo in modo che i ciclisti respirino aria più pulita. Il telaio della bici è inoltre costruito con materiali in grado di catturare l’energia solare, trasformandola in energia elettrica per alimentare la batteria.“Abbiamo deciso di puntare sulla bicicletta – spiega Silawat Virakul- perché è un mezzo rispettoso dell’ambiente e pratico. Andare in bicicletta può ridurre il traffico, così  noi abbiamo pensato ad aggiungere un beneficio in più in termini di sostenibilità ambientale”. Fonte meteo magazine.it

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Roma 11 Novembre 2011 - Ogm, 250mila suicidi tra gli agricoltori“Il mercato in mano alle multinazionali”
Un nuovo rapporto, intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da ben 20 organizzazioni internazionali e pubblicato da Navdanya International, fotografa con estrema chiarezza le conseguenze degli organismi geneticamente modificati. Tutte negative
Quindici milioni di contadini sono ostaggio degli Ogm, e 250.000 agricoltori – ridotti sul lastrico – si sono tolti la vita negli ultimi anni. È l’agghiacciante denuncia lanciata dalla studiosa ed attivista indiana Vandana Shiva: il 70% del commercio globale di sementi è ormai controllato da appena tre grandi multinazionali, e gli organismi geneticamente modificati, che dovevano aumentare le produzioni e ridurre i pesticidi, stanno condizionando il sistema agricolo mondiale. Lo afferma senza mezzi termini un nuovo rapporto, intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da ben 20 organizzazioni internazionali e pubblicato da Navdanya International, associazione con sede a Firenze. Presentati sin dall’inizio come potenziale soluzione alle crisi alimentari globali, all’erosione dei suoli e all’uso di sostanze chimiche in agricoltura, oggi gli Ogm coprono oltre un miliardo e mezzo di ettari di terreni in 29 diverse nazioni. Ma non sembrano aver mantenuto le promesse.

Tra le delusioni degli Ogm, la lotta contro i parassiti: le nuove colture hanno favorito la diffusione di specie nocive e ancora più pericolose. In Cina, dove il cotone Bt resistente agli insetti è largamente diffuso, i parassiti sono infatti aumentati di 12 volte dal 1997. Non solo, una ricerca del 2008 dell’International Journal of Biotechnology ha rivelato che tutti i benefici dovuti alla coltivazione di questo tipo di cotone erano stati annullati sia nella Repubblica Popolare che nella vicina India dal crescente uso di pesticidi, necessari in quantità sempre maggiori proprio per combattere questi nuovi “super-parassiti”. Stessa sorte per i coltivatori di soia gm in Brasile ed Argentina che, dalla conversione delle loro colture, hanno dovuto raddoppiare l’uso di erbicidi per disfarsi di super-weeds capaci di crescere anche di un centimetro al giorno (come l’erba infestante pigweed). E ciò senza neppure il vantaggio di avere coltivazioni più resistenti al sole o alla siccità.

Secondo The Gmo Emperor has no clothes. Global Citizens Report on the State of GMOs, gli
Ogm hanno solamente portato poche multinazionali ad un inquietante strapotere. Basti pensare che le sole Monsanto, Dupont e Syngenta controllano oggi il 70% del commercio globale di sementi. Un fatto che permette ai tre colossi biotech di stabilire (ed alzare) i prezzi a loro piacimento. Ma che proprio per questo, secondo gli scienziati, sta avendo conseguenze devastanti su molti degli oltre 15 milioni di agricoltori diventati loro clienti.

In Africa, Sud America e soprattutto in India, i suicidi di contadini impossibilitati a sostenere i costi sempre più elevati dell’agricoltura intensiva imposta dagli organismi geneticamente modificati sono arrivati a livelli inaccettabili. Solo nel Paese asiatico, ricorda
Vandana Shiva (che presiede Navdanya International), negli ultimi 15 anni le persone che si sono tolte la vita per questo motivo hanno superato le 250mila unità: quasi una ogni mezz’ora, dal 1996 ad oggi.

Oltre che gli effetti ambientali e sociali, gli studiosi temono conseguenze sulla salute, anche se ufficialmente non ancora dimostrate. Non solo nei Paesi “poveri”, ma anche negli Usa, che 15 anni fa lanciarono le coltivazioni gm: oggi gli Stati Uniti ne sono il primo produttore mondiale, con il 93% delle coltivazioni di soia, l’80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da zucchero.

In Europa gli organismi geneticamente modificati non sono ancora penetrati come nel resto del mondo, ma manca poco: “L’Ue – spiega il rapporto – importa il 70% dei mangimi, in massima parte soia e mais provenienti dagli Stati Uniti” e quasi sempre geneticamente modificati. Di conseguenza, anche dove non permessi, gli Ogm “sono potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari”.

Un fatto che non dovrebbe creare allarmismi, per
Mark Buckingham della GM’s industry’s Agriculture and Biotechnology Council, che al contrario elogia gli enormi potenziali benefici di queste tecnologie. “Dall’India al Sudafrica, milioni di contadini hanno già valutato l’impatto positivo che la tecnologia degli Ogm può avere sul loro lavoro”, afferma il dottor Buckingham: “La popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi entro il 2050. Un significativo aumento dei raccolti è quindi necessario, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”.

Il continuo progredire della ricerca, inoltre, secondo
Buckingham potrà portare gli Ogm a fronteggiare anche sfide come quella dei cambiamenti climatici: “Si sta sviluppando una tecnologia per la tolleranza alla siccità, che permetterà alle colture di affrontare senza problemi periodi di bassa umidità dei terreni”. Ogm come soluzione ai problemi ambientali? Per Vandana Shiva, in realtà “il modello degli Ogm scoraggia i contadini nel provare metodi di coltivazione più ecologici”, e le corporation che lo promuovono stanno “distruggendo le alternative” al solo scopo di “perseguire il profitto”.
Fonte: “Il Fatto Quotidiano”.



my hug giappone
Fregene 06/06/2011 - EMERGENZA ORIGAMI
Artisti e stilisti uniti per il Giappone.
Oggi per savefregene intervistiamo l’artista Vito Bongiorno. Vorremmo conoscere qualcosa di più sulla sua opera “My Hug” che verrà esposta in un’asta benefica pro-Giappone, a Roma al Museo Centrale Montemartini. L’esposizione delle opere selezionate, create non solo da stilisti e artisti famosi ma anche da allievi di accademie di moda, costume e arte, avverrà in contemporanea presso due sedi tra il 6 e il 26 giugno 2011: la Centrale Montemartini – offerta dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale - e Il Margutta RistorArte.Tutte le opere verranno appunto battute in un’asta gli ultimi giorni dell’esposizione presso la Centrale Montemartini; il ricavato verrà devoluto alla C.R.I che opera sul territorio colpito
Ma sentiamo come è nata l’opera direttamente dall’artista Vito Bongiorno e quali emozioni ha voluto esprimere.
“Ho realizzato quest’opera il giorno dopo la tragedia del terremoto in Giappone. Il 12 marzo 2011. Ho sentito fortemente la necessità di stringermi empaticamente a quel popolo che soffriva, in un abbraccio ideale, attraverso la mia arte. Il titolo, "MY HUG" il “mio abbraccio” è esplicativo di quanto era nelle mie corde in quel preciso momento... volevo sostenere, abbracciare e dare solidarietà ad una Nazione che stava attraversando uno dei momenti più profondi e tragici della sua storia... da qui... "il mio abbraccio".
Ma quel sole –domandiamo- quel sole rosso inquieta e sembra che grondi sangue, che si sia appesantito troppo di sofferenza, di morte, di radioattività e voglia tramontare, sebbene quella sia la terra del sol Levante…
“Io credo profondamente nelle risorse interiori inesauribili del popolo giapponese” -afferma l’artista-, non bisogna dimenticare che il Giappone è risorto da quell’immane devastazione di Hiroshima e” –continua- “la cintura nera esprime appunto la forza incrollabile e l'energia di quel popolo che resiste e combatte, allo stesso tempo essa è un simbolo di lutto per ricordare la tragedia”. L'opera è realizzata con tecnica mista, ho utilizzato del carbone dipinto di rosso e la mia cintura nera personale usata per anni nel Karate.
Grazie a Vito Bongiorno.
Leggi la storia dell’origami e della bimba Sadako Sasaki:
http://www.emergenzaorigami.it
Articolo/intervista per SaveFregene di Silvana Lovera



uomo_albero
Fregene 06/06/2011
ARTISTI CONTRO IL NUCLEARE
Vogliamo riproporre in primo piano, vista l’attualità della tragedia nucleare giapponese, l’intervista all’artista Beniamino Minnella del 2008. Le opere “l’Uomo albero”(1986) e “Cernobyl” (1987), tele nate entrambe all’indomani dell’orrore del disastro nucleare appunto di Cernobyl, esprimono e rappresentano le emozioni provate dall’artista in seguito a quei drammatici fatti. Quell’ angoscia si è rimaterializzata a marzo 2011, a causa deii gravi danneggiamenti subiti dalla centrale di Fukushima durante il terremoto. Le fughe radioattive avranno sicuramente effetti nocivi sugli esseri viventi contaminati. Veniamo dunque ai quadri realizzati dall’artista negli anni 1986/87, particolarmente fertili e densi di significato, quasi premonitori di quell’idea tanto attuale che rimanda al legame intrinseco/viscerale dell’uomo con la natura e la terra e la sua salvaguardia. L’artista ci spiega l’origine e l’anima di quelle due tele: “ho sentito profondamente sulla mia pelle l’angoscia di quei giorni”-afferma- “l’allarme nucleare aveva minato la nostra stessa possibilità di respirare l’aria, perchè contaminata, cibarsi dei prodotti della terra era un rischio per la salute ma soprattuto sembrava che ci fosse stato rubato il sogno del futuro”. L’artista continua “ mi aggiravo sofferente, come preso in trappola, per il parco (Sempione, in quel tempo l’artista viveva a Milano n.d.r.) perchè sentivo che quella ferita lacerante che l’uomo aveva inflitto alla natura a se stesso era un dolore forte che voleva uscire da me ed essere rappresentato, espresso, cosi mi sedetti su una panchina e mi misi impensierito a fissare gli alberi intorno a me e...così piano piano guardando con gli occhi dell’emozione...”L’artista Minnella vide attraverso quelle piccole foglie verdi e la lunga vita di quei tronchi coriacei un “uomo trasfigurato/crocifisso”, legato all’acqua e alla terra con i suoi piedi/radici, l’uomo era diventato albero e viceversa, non si poteva più distinguere dove nasceva uno e dove finiva l’altro, erano pura simbiosi.
Chernobyl
La donna, “madre-madonna” girata di spalle, senza volto e senza identità chiara, che sostiene l’uomo-albero, nasce afferma il pittore come “ un’idea di speranza, di salvezza” che può avere nei momenti difficili confini incerti, essere nebulosa o sembrare abbandonarci ma il fatto stesso di percepirla può indicare mille percorsi nuovi verso una volontà di rinascita. L’uomo-albero in quel triste momento doveva sperare, alzare lo sguardo verso l’azzurro del cielo e tornare a sognare un futuro migliore per sè e per il pianeta. La tela “Chernobyl” richiama per alcuni aspetti il “Guernica” di P. Picasso. Minnella stesso ci conferma una certa similitudine: “ Picasso aveva espresso lo shock per la distruzione e la desolazione delle guerre, in particolare del bombardamento di Guernica, io ho inteso raffigurare lo shock dell’Europa che si trovava a fronteggiare direttamente sulla propria carne, il disastro nucleare di Chernobyl.
Articolo/intervista per savefregene di Silvana Lovera



greenpeace
Fregene 06/06/2011 - (il logo a destra è di greepeace)
FUKUSHIMA peggio di CHERNOBYL?
L’urlo famoso di
Munch (1863-1944), artista dell'angoscia che ha rappresentato sulla tela emozioni forti legate a pulsioni primordiali di vita e di morte, è stato rielaborato e riattualizzato da Greenpeace. L'urlo è quello che ognuno di noi avrebbe voluto tirare fuori dal profondo per esprimere l’angoscia degli esseri umani difronte all’ emergenza nucleare in Giappone. Non è allarmismo. E' l'angoscia che da sempre accompagna l'uomo di fronte alle catastrofi e alla morte. Oggi ci si interroga sulla gravità dell’incidente nucleare di Fukushima che sembra addirittura peggiore per alcuni aspetti, ad esempio inquinamento del mare, rispetto a quello di Chernobyl.
radiazioni-ionizzanti
Nel 1987 fu un'errore umano e i sistemi di controllo e sicurezza inadeguati oggi nel 2011 è stato un sisma e uno tsunami di proporzioni gigantesche sebbene gli impianti fossero perfettamente funzionanti e pare "sicuri", per quanto appunto si possa definire "sicuro" il nucleare e si cerchi di ignorare il problema scorie radioattive di stoccaggio e il fatto che un reattore una volta innescata la reazione continua ad oltranza la sua fissione nucleare. 
Il risultato non cambia: subiamo noi umani e il pianeta le dirette conseguenze delle radiazioni che distruggono e avvelenano l'uomo e l'ambiente per tempi indefiniti, millenni.
Leggi l’articolo sugli effetti in prospettiva di Fukushima paragonati a quelli di Cernobyl, secondo Helen Caldicott, su global research.com
Versione tradotta 
http://66.71.135.49/articolo.php?id_articolo=38878



vestiti-di-carta
Cagliari 17 luglio 2010 - Arte “ di recupero”...
Con la carta da recupero, nascono forme pulite e rigorose frutto di grande abilità manuale, in quanto la carta si presta anche a essere modellata, plasmata, lavorata .La duttilità del materiale dà vita a raffinati gioielli di carta, e può anche raccontare tante vite come le figure maschile e femminile, realizzate in carta bianca, con riferimento al ‘700 veneziano. Il futuro è proiettato nell’arte e nel design e la carta, materia di origine organica, oggi sempre più protagonista, è il trionfo dell’effimero .


biciday
Fregene 7 maggio 2010 . Bici day
Il bici-day rà il 9 maggio, gemellato con il giro d’Italia
(Apcom) - Arriva il 'Bici-day', che si festeggerà la seconda domencia di maggio, e la prima Giornata nazionale della bicicletta sarà domenica 9 maggio. Il consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge, proposto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che istituisce la "Giornata Nazionale della Bicicletta", che si svolgerà ogni anno la seconda domenica di maggio. Il provvedimento inoltre prevede una serie di iniziative volte a favorire una mobilità ecologica e sostenibile. La "Giornata della bicicletta", che quest'anno si svolgerà il 9 maggio, con iniziative e manifestazioni in oltre 1200 comuni italiani, rappresenta una festa delle due ruote per appassionati e famiglie ma anche una grande occasione di sensibilizzazione verso una mobilità ecologica e sostenibile qual è quella delle due ruote. Per rendere la città ancora più a misura di ciclista il Ddl prevede inoltre che, negli edifici adibiti a pubbliche funzioni ove sono svolte attività a contatto con il pubblico e che dispongano di cortili o spazi comuni, l'amministrazione riservi un'apposita area alle biciclette degli utenti, segnalando sul proprio sito istituzionale la presenza dell'area riservata. Inoltre da quest'anno parte anche una collaborazione fra Ministero dell'Ambiente e Giro d'Italia. Copyright APCOM (c) 2008



copenaghen
29/12/2009 - COPENHAGEN, Danimarca — Concluso il Summit sul clima, ecco la lettera aperta di Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, ai sostenitori in tutto il mondo.Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenhagen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica.Ma la realtà è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito. Il risultato non è equo, né ambizio-so e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi.La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali han-no avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abba-stanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One.Il fallimento è dovuto in parte alla mancanza di fiducia reciproca tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. I leader dei Paesi industrializ-zati hanno avuto moltissimo tempo per fissare obiettivi ambiziosi e impe-gnativi di riduzio-ne dei gas serra. E, allo stesso tempo, per accordarsi sui miliardi di euro che avrebbero permesso alle nazioni in via di sviluppo di fare la propria parte per ridurre i gas serra da combustibili fossili e arrestare la Nel corso dell’anno, le nazioni in via di sviluppo hanno mostrato la volontà di impegnarsi in questa direzione. Ma sono le nazioni industrializzate che non si sono mosse a sufficienza.
co2clima
E i meno pronti sono stati gli Usa, che ora meritano la parte del leone nella nostra condanna.Ma il fallimento non è un’opzio-ne. I climatologi di tutto il mondo ci dicono che la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici.Per evitare questo, le nazioni industrializzate – che hanno la maggiore responsabilità del problema – devono adottare i tagli più drastici. Inoltre, devono fornire almeno 140 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la propria parte e incamminarsi in un percorso di energia pulita, proteggere le foreste tropicali e adattarsi a quei cambiamenti climatici che – purtroppo – sono ora inevitabili.E tutto questo deve essere racchiuso in un trattato legalmente vincolante. Questo è il lavoro non concluso a Copenhagen. Ed è nostro compito – vostro e mio – assicurarci che i potenti della Terra tornino al lavoro e concludano il proprio compito. Greenpeace, come molte altre organizzazioni attorno al pianeta, continuerà a premere, in modo pacifico, affinché i nostri leader facciano quello che deve essere fatto … salvare vite umane e proteggere specie che non possono parlare per sé stesse.Non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e lo stanno ancora chiedendo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle deva-stazione di un mondo sempre più caldo, ma è solo diventato molto più difficile.La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello poli-tico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento.Come insulto finale, abbiamo appena saputo che i tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena. Kumi Naidoo




buca
Fregene 7 febbraio 2009 Manutenzione strade:sentenza della cassazione
La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. n. 1691/2009) ha stabilito che i Comuni sono responsabili degli incidenti provocati agli utenti a causa del cattivo stato delle strade ciò anche se la manutenzione delle stesse è stata appaltata a una ditta esterna. Secondo gli Ermellini “la presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalle cose che si hanno in custodi, stabilita dall’art. 2051 c.c., è applicabile nei confronti dei comuni, quali proprietari delle strade del demanio comunale, pur se tali beni siano oggetto di un uso generale e diretto da parte dei cittadini, qualora la loro estensione sia tale da consentire l’esercizio di un continuo ed efficace controllo che sia idoneo ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo per i terzi”.“Né può sostenersi – prosegue la Corte – che l’affidamento della manutenzione stradale in appalto alle singole imprese sottrarrebbe la sorveglianza ed il controllo, di cui si discute, al Comune, per assegnarli all’impresa appaltatrice, che così risponderebbe direttamente in caso d’inadempimento: infatti, il contratto d’appalto per la manutenzione delle strade di parte del territorio comunale costituisce soltanto lo strumento tecnico-giuridico per la realizzazione in concreto del compito istituzionale proprio dell’ente territoriale, di provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade di sua proprietà ai sensi dell’art. 14 del vigente Codice della strada, per cui deve ritenersi che l’esistenza di tale contratto di appalto non vale affatto ad escludere la responsabilità del Comune committente nei confronti degli utenti delle singole strade ai sensi dell’art. 2051 c.c.”.(omissis).(Data: 29/01/2009 8.33.00 - Autore: Cristina Matricardi)Per leggere tutto vai su www.studiocataldi.it.


chernobyl
Fregene 20 novembre 2008 Incontriamo oggi per savefregene il pittore Beniamino Minnella che vanta una produzione artistica pressochè trentacinquennale. Nato nel cuore dell’antico mediterraneo, cullato dal silenzio della natura ed allevato ai colori e alla luce del sud, l’artista cresce maturando ben presto, la voglia di trasferire sulle tele magia, miti, leggende e colori della sua terra e di altre ancora e di altri mondi che egli avrebbe incontrato lungo il faticoso e luminoso percorso della sua esistenza. La complessità multisfaccettata della sua opera, la poliedricità cromatica, le sue idee multiformi e suggestive sulla natura, assorbite anche da esperienze multietniche in luoghi esotici, prendono vita nelle sue tele con una forza ed un’energia quasi tangibile che irretisce l’osservatore e lo fagocita dentro un’emozione, un senso delle cose. Il pittore impegnato nell’opera “Energia, colori del pianeta” (L’arca di noè” che potrebbe decidere di concedere per expo-Milano 2015) ci parla di due suoi quadri realizzati negli anni 1986/87, particolarmente fertili e densi di significato, quasi premonitori di quell’idea tanto attuale che rimanda al legame intrinseco/viscerale dell’uomo con la natura e la terra e la sua salvaguardia. “L’uomo-albero”(1986) e “Chernobyl” (1987), tele nate entrambe all’indomani dell’orrore del disastro nucleare. Il pittore ci spiega l’origine e l’anima di quelle due tele: “ho sentito profondamente sulla mia pelle l’angoscia di quei giorni”-afferma- “l’allarme nucleare aveva minato la nostra stessa possibilità di respirare l’aria, perchè contaminata, cibarsi dei prodotti della terra era un rischio per la salute ma soprattuto sembrava che ci fosse stato rubato il sogno del futuro”. L’artista continua “ mi aggiravo sofferente, come preso in trappola, per il parco (Sempione, in quel tempo l’artista viveva a Milano n.d.r.) perchè sentivo che quella ferita lacerante che l’uomo aveva inflitto alla natura a se stesso era un dolore forte che voleva uscire da me ed essere rappresentato, espresso, reso con un’idea, con un significato, con un messaggio.
uomo alb ok
Cosi mi sedetti su una panchina e mi misi impensierito a fissare gli alberi intorno a me e...così piano piano guardando con gli occhi dell’emozione...”L’artista Minnella vide attraverso quelle piccole foglie verdi e la lunga vita di quei tronchi coriacei un “uomo trasfigurato/crocifisso”, legato all’acqua e alla terra con i suoi piedi/radici, l’uomo era diventato albero e viceversa, non si poteva più distinguere dove nasceva uno e dove finiva l’altro, erano pura simbiosi. La donna, “madre-madonna” girata di spalle, senza volto e senza identità chiara, che sostiene l’uomo-albero, nasce afferma il pittore come “ un’idea di speranza, di salvezza” che può avere nei momenti difficili confini incerti, essere nebulosa o sembrare abbandonarci ma il fatto stesso di percepirla può indicare mille percorsi nuovi verso una volontà di rinascita. L’uomo-albero in quel triste momento doveva sperare, alzare lo sguardo verso l’azzurro del cielo e tornare a sognare un futuro migliore per sè e per il pianeta. La tela “Chernobyl” richiama per alcuni aspetti il “Guernica” di P. Picasso. Minnella stesso ci conferma una certa similitudine: “ Picasso aveva espresso lo shock per la distruzione e la desolazione delle guerre, in particolare del bombardamento di Guernica, io ho inteso raffigurare lo shock dell’Europa che si trovava a fronteggiare direttamente sulla propria carne, il disastro nucleare di Chernobyl.
Articolo/intervista per
savefregene di Silvana Lovera



sito-no-nuke
Da oggi anche savefregene aderisce alla campagna di legambiente contro il nucleare con il banner sito denuclearizzato. Dopo aver ascoltato in questo periodo le voci che arrivano da più parti a livello governativo e anche dallo stesso ministro per l’ambiente Prestigiacomo (non si è ancora capito se è o no a favore dell’ambiente) è chiaro che di energie pulite e rinnovabili non se ne parla in maniera seria ma anzi si vuole ritornare al nucleare. Il grosso problema del nucleare sono le scorie che, lo sappiamo, ( si assiste sempre più spesso ad allarmi sulla fuga di radioattività nell’aria, nell’acqua, nella terra, ne rappresentano il pericolo e il limite maggiore per la salute del pianeta e degli esseri umani. Inoltre il ministro dice che è inutile che l’europa si impegni per le emissioni nell’ambiente quando Cina e India e forse l’America non lo faranno. E’ un’idea terribile questa che rilancia al ribasso e che può innescare un pericoloso circolo vizioso al negativo anzichè spingere sui processi virtuosi. Questo è inaccettabile da un ministro dell’ambiente che invece di sostenere al meglio le politiche ambientali, sembra sopprassedere e indugiare, in modo eticamente scorretto per il suo mandato, sugli interessi dell’industia. Quindi per concludere, Savefregene si unisce all’onda che sale dal basso e cerca di far giungere alle alte sfera della politica un messaggio: “ il piano europeo contro i gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili deve essere portato avanti al meglio pensando ai benefici futuri sul pianeta e il governo lo deve sostenere e non affossare ” !


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Roma 11 ottobre 2008 - Cento tonellate di rifiuti raccolte nel Lazio. Centodieci aree ripulite solo a Roma, 600 quintali di sporcizia eliminata, oltre 7500 studenti al lavoro. Sono alcuni numeri dell’edizione conclusa il 28 settembre di “Puliamo il mondo” la manifestazione di Legambiente che coinvolge i cittadini per la pulizia delle aree pubbliche. Al Parco di via dell’Acquedotto Alessandrino centinaia di volontari, oltre a pulire, hanno fatto manutenzione, ritinteggiando muri e ringhiere. Alla stazione Quattro Venti è stato pulito il verde e tolte le sterpaglie. Diverse le discariche abusive di oggetti ingombranti trovate nel territorio comunale. Alla Riserva della Marcigliana sono stati rimossi frigoriferi e oggetti ingombranti abbandonati lì da ditte di smaltimento. Una discarica abusiva di computer è stata invece scoperta al parco della Cellulosa. ( fonte “city”).
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Il sindaco Alemanno, con addosso la maglietta di Legambiente, si è esposto in prima persona ed ha raccolto lui stesso un sacco pieno di rifiuti ed ha poi parlato in TV delle sue personali buone pratiche di riciclo domestico. Ci dispiace rilevare dai dati ufficiali diffusi da Legambiente che il comune di Fiumicino non abbia dimostrato altrettanto interesse per la manifestazione, tantomeno si sono visti personaggi di spicco della nostra amministrazione dare il buon esempio o richiamare l’attenzione verso la pulizia dei luoghi dove viviamo tutti i giorni. Peccato, si è persa una buona occasione per coinvolgere le persone verso una nuova e più attenta sensibilità ambientale di cui si avverte sempre più la necessità.




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Roma 11 ottobre 2008 - La strana guerra contro l'effetto serra

Gli studiosi della Royal Society sono ormai convinti che ogni iniziativa politica sia tardiva così hanno escogitato altri metodi fantasiosi e stravaganti per contenere la febbre del pianeta. Sentite e stupite!
Scaricare massicce quantità di ferro in mare per potenziare la crescita di plancton e così incrementare la fioritura di alghe che catturano grandi quantità di biossido di carbonio dell’atmosfera.
Inviare jumbo jet nell’atmosfera che disseminino di nuvole artificiali (di biossido di zolfo) il cielo sopra gli oceani per far riflettere la luce del sole. Una tonnellata in 100 chilometri quadri basterebbe a respingere la quantità sufficiente di luce solare.
Costruire navi da 300 tonnellate che sparino minuscole particelle di acqua di mare sotto le nuvole di bassa quota che, rese più solide, rifletterebbero la luce solare.
Usare carburante sintetico (idrocarburi neutro-carbonio, i Cnht ) per i trasporti che oggi producono oltre un quinto delle emissioni di biossibo di carbonio
Creare una flotta di mini-navicelle spaziali da frapporre fra la terra e il sole: servirebbe una “nube” larga la metà del diametro della terra e dieci volte più lunga, con un costo di 100 miliardi di dollari l’anno.
Aspirare il biossido di carbonio dall’atmosfera con un’apposito macchinario. Ne servirebbero 250 mila esemplari. Il CO2 dovrebbe poi essere stoccato nel sottosuolo o riutilizzato nel settore manufatturiero.

Persino il fisico Freeman Dyson però è scettico sul cambiamento climatico. Il dubbio sta nel fatto che agire con modifiche intenzionali su un sistema così complesso formato da atmosfera, oceani, suoli e foreste, rischia di essere un rimedio peggiore del male, per via di ignoti effetti collaterali. Per ora si sa troppo poco delle complesse dinamiche che legano i vari processi ambientali. Meglio ricorrere a “terapie note” che fanno sempre bene: efficienza energetica, diffusione delle energie rinnovabili e sobrietà. Ciò non toglie che sia utile studiare anche nuove soluzioni, ma, prima dell’uso calma e ponderazione.
Testo adattato Tratto da “la Repubblica”.



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Roma 11 ottobre 2008 - Identificazion e e attaccamento ad uno spazio/territorio: gli oggetti significativi. (2a parte) Rivendicazione e/o difesa dello spazio ( trattati nella1a parte) e l’identificazione con uno spazio-territorio hanno un elemento comune: il “controllo” che le persone tendono a esercitare su di esso prima di tutto in senso psicologico. Qui si parla dell’individuazione dei più complessi legami che si stabiliscono in senso sia cognitivo che emotivo, tra persone e territori. Esistono ancora pochi studi empirici ma grazie ad alcune riflessioni sistematiche di alcuni ricercatori si tende a parlare di territorialità intesa come “appropriazione dello spazio”. Sarebbero cioè le attività realizzate dalle persone nello spazio ambientale a definire e a caratterizzare l’attaccamento che si stabilisce con esso, a rendere significativi i diversi luoghi dello spazio stesso. Una considerazione generale è che il comportamento territoriale umano è un comportamento verso “oggetti significativi”; verso oggetti, cioè rispetto ai quali le persone sviluppano spesso un “attaccamento”, data la funzione simbolico-evocativa che essi possono svolgere sia in relazione alle particolari biografie individuali, sia ai più condivisi riferimenti di natura socio-culturale. In questo modo si giunge a specificare tre diversi tipi di territorio, facendo riferimento alla relazione che possono variamente assumere due principali caratteristiche: la “centralità psicologica” e la “ durata dell’occupazione di uno spazio organizzato ( o territorio)” da parte delle persone. La casa proprio in relazione all’importanza e alla durata della sua occupazione si può definire territorio primario. In contrapposizione c’è il territorio pubblico: esempio un posto su un’autobus (accessibile ad un’elevato numero di persone e occupato per brevi periodi); infine c’è il tipo di territorio secondario che si situa in posizione intermedia rispetto agli altri due: minor centralità psicologica e accessibilità limitata rispetto al pubblico perchè i limiti di permanenza dipendono dalla collettività che ne ha il controllo attraverso il possesso ( ex. scuola). L’accento posto in particolare sulle relazioni che collegano la dimensione spaziale ai processi di definizione e mantenimento dell’identità ( personale e sociale) ha infatti trovato un principale riscontro nell’attenzione crescente dedicata dalla ricerca alle componenti cognitive, affettive e socioculturali, che contribuiscono a specificare il rapporto tra le persone e la dimensione spaziale del proprio ambiente. La territorialità non è definibile solo in termini fisici e non è mai un concetto astratto ma è qualcosa che opera soprattutto nell’ambito dell’interazione sociale. “Il comportamento territoriale” (Altman) va più opportunamente considerato un “ meccanismo di autoregolazione dei confini sè/altro che implica personalizzazione o demarcazione di luoghi o oggetti posseduti da una persona o da un gruppo”. Questo meccanismo si esprime attraverso esiti che si differenziano in funzione della diversità delle situazioni e dei contesti socioculturali in cui è chiamato ad operare.

Versione riadattata tratta dal libro “psicologia ambientale” (M. Bonnes, G.Secchiaroli)




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Roma 6 settembre 2008 - Comportamento spaziale: studi sul senso di territorialità. (1a parte )
Uno dei principali percorsi che la ricerca psicologico–sociale ha seguito, per capire come si esplica il comportamento umano nello spazio, è riguardo alla localizzazione fisico geografica quella comunemente indicata con il termine di “territorio”.
A questo proposito è interessante notare come i legami che s’ instaurano fra le persone e la dimensione strettamente fisico-geografica sono indissolubili dai significati che gli spazi ambientali possono variamente assumere per i comportamenti delle persone.
Agli inizi gli studi erano soprattutto imperniati su come le persone mantengono il controllo del proprio territorio e/o lo difendono da intrusioni e violazioni.
Una teoria piuttosto nota è quella del “defensible space”(spazio difendibile), il decremento delle azioni di vandalismo e/o di violazione del territorio(e il contemporaneo aumento del senso di sicurezza dei residenti) viene ipotizzato in stretta correlazione sia con la presenza di barriere reali e/o simboliche che delimitano i territori stessi, sia con le opportunità che i rispettivi occupanti hanno di poter osservare “attività sospette” che in essi si verificano, grazie alle caratteristiche fisiche dell’ambiente costruito.
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Analogamente le barriere “materiali o simboliche poste a delimitazioned degli spazi abitativi vengono intesi come messaggi che comunicano e/o inducono percezioni di un forte senso di territorialità. In tali casi le abitazioni tendono a essere oggetto di invasioni, violazioni e furti con minore frequenza, rispetto ai casi in cui il territorio abitativo non risulta in alcun modo demarcato. Altre contributi sulla demarcazione fisica dello spazio territoriale si possono fare in relazione ad altre variabili ,per esempio: alla cultura di appartenenza e la composizione dei gruppi sociali che occupano un certo spazio.
In particolare si osserva in uno studio che i tedeschi hanno un più spiccato senso del proprio spazio territoriale rispetto ai francesi. In un’altra ricerca sono stati invece messi a confronto i modi in cui greci e americani manifestano il rispettivo
senso di territorialità. In questo caso gli autori hanno usato l’espediente di deporre un sacchetto contenente rifiuti in tre diversi punti dello spazio adiacente alle abitazioni: nel cortile antistante, nelle zone laterali della casa, sul marciapiede stradale, davanti alla casa stessa.; il loro scopo era quello di rilevare il grado di celerità con cui i due gruppi avrebbero provveduto a rimuovere il sacchetto in questione. Ciò che è emerso da queste osservazioni è la maggior celerità dimostrata dagli americani, nelle ultime due zone considerate, rispetto ai greci.
E gli autori sottolineano come questo costituisca un eloquente indicatore di due diverse modalità culturali di pensare al territorio abitativo: molto più ristretto e limitato alle immediate adiacenze per i greci, rispetto a quello più ampio degli americani
...
(versione adattata tratta da “psicologia ambientale” di M. Bonnes e G. Secchiaroli )



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Roma 6 settembre 2008 - L’inquinamento ed effetto serra? Preoccupano più di terrorismo e drogaI problemi ambientali? Preoccupano più di terrorismo e droga. Finalmente, soprattutto nell'ultimo anno, si registra una forte attenzione dell'opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento del Pianeta e della situazione, grave, in cui esso si trova. Una situazione che, se non si mettono in atto politiche atte a contrastare l'inquinamento e l'emissione di sostanze nocive nell'ambiente, potrebbe in un futuro non troppo lontano diventare irreparabile. Il clima sta cambiando, la natura a volte si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all'interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta.Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani (prima ancora di terrorismo e droga) compare l'inquinamento, seguito a non molta distanza dall'effetto serra. Problemi temuti da quasi il sessanta per cento della popolazione (che, però, come vedremo, spesso si tira indietro quando il risparmio energetico intacca le comodità personali).A rivelarlo è la ricerca "Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?" condotta da Lorien Consulting in collaborazione con la rivista "Nuova ecologia", il quotidiano di Legambiente, e presentata a giugno all'interno del forum "Qualenergia?", una giornata di dibattito per dare una risposta agli interrogativi legati ai problemi energetici. Un rapporto che punta l'attenzione sulla percezione che i cittadini hanno riguardo agli equilibri climatico-ambientali, l'utilizzo di risorse naturali critiche (come ad esempio l'acqua) e l'impegno di privati e istituzioni per preservare macroequilibri ad oggi in serio rischio."È coscienza diffusa - spiegano i ricercatori - che la risoluzione delle problematiche ambientali chiami in causa un insieme di attori, come privati cittadini, istituzioni, agenzie di formazione, che sono corresponsabili nel cercare di evitare ulteriori amplificazioni del problema. Questo si accompagna, tuttavia, a un giudizio di bocciatura trasversale per l'operato insufficiente di tali soggetti". La valutazione, in particolare, è critica soprattutto "verso l'inattività di enti locali e governo centrale, sia globalmente che nel dettaglio dei singoli interventi".Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono "fondamentale" il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Tra questi, la metà crede che il livello di rispetto sia rimasto inalterato rispetto al passato; l'altro cinquanta per cento, invece, è diviso in parti uguali tra chi denuncia un minor rispetto della normativa e chi, invece, considera tale livello aumentato. La metà degli italiani ritiene di possedere un livello di conoscenza elevato della problematica ambientale (solo un venti per cento ammette una conoscenza limitata del problema) e sono quasi tutti d'accordo che la responsabilità della situazione attuale è da attribuire a fattori umani, tra cui principalmente traffico, impianti industriali, riscaldamento domestico.Secondo lo studio, gli italiani sarebbero "molto disposti" a mettere in pratica alcune regole elementari per il risparmio energetico, a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti, da un comportamento responsabile nei consumi domestici e dall'installazione di lampadine a basso consumo. Alta, inoltre, la disponibilità all'adozione di pratiche quotidiane volte a ridurre gli sprechi d'acqua (la cui scarsità è un problema percepito dalla quasi totalità del Belpaese).La propensione a risparmiare, però, inizia a calare quando si deve mettere mano al portamonete o si devono limitare le proprie comodità giornaliere: scende, ad esempio, se si inizia a parlare di spostamenti con i mezzi pubblici, di utilizzo di capi d'abbigliamento realizzati con fibre naturali e di abbassare la temperatura del riscaldamento nelle abitazioni. Crollo di consensi, poi, nei confronti della limitazione dell'uso dell'auto privata, la tassazione dei parcheggi auto in proporzione alle emissioni inquinanti e, soprattutto, verso il pagamento di un ticket per circolare nei centri cittadini.
In un momento di crisi della politica, anche la soddisfazione nei confronti dell'operato dei governi in tema di ecologia non è molto alta, e si attesta intorno al cinquanta per cento (rappresentando, in piccolo, la spaccatura politica italiana). Pareri positivi si riscontrano soprattutto per l'uso di fonti rinnovabili e verso gli incentivi e le detrazioni per l'acquisto di elettrodomestici più efficienti, auto Euro 4 o Euro 5 e carburanti "verdi". Più scetticismo, lo dicevamo, per un'elevata tassazione dei veicoli che inquinano di più (come i Suv) e dei voli aerei.
Fonte:
http://www.repubblica.it


Roma 4 agosto 2008 Anche a Roma arriva il bike sharing
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Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha inaugurato il 13 giugno il servizio di bike sharing (biciclette condivise) a Piazza di Spagna.
Il Sindaco auspica, come affermato nel discorso d’ inaugurazione, un cambio di cultura e una moltiplicazione delle alternative di mobilità sostenibile. Il progetto, che ha la firma dell'azienda spagnola Camusa, è stato promosso in collaborazione con l'amministrazione comunale capitolina Le prime attività per la sua realizzazione furono attuate dal precedente sindaco Veltroni. Il progetto prevede l'utilizzo di circa 200 bibiclette pubbliche sparse in 19 parcheggi cittadini dotati di colonnine ancorate al terreno.
Alemanno ha sottolienato che 'per costruire una mobilità sostenibile e affrontare il problema dell'inquinamento, bisogna creare delle alternative e cambiare le abitudini dei romani, senza imporre divieti o punizioni per gli utenti cittadini. Serve un vero cambio d'atteggiamento. Girare il centro di Roma in bici è un modo per stare in contatto diretto con la nostra città. E' un cambio di cultura su cui dobbiamo scommettere'.
Fabio de Lillo, assessore all'ambiente, in un suo intervento nell'ambito della manifestazione ha sostenuto che 'l'obiettivo è spingere i romani ad abbandonare l'auto per utilizzare mezzi meno inquinanti. Si tratta di un progetto che estenderemo al resto della città'.
Il servizio di bike sharing in Italia è già presente in oltre 20 Comuni italiani (Bari, Brescia, Cuneo, Parma, Novara, Torino e provincia, Bolzano ecc...) . Ogni parcheggio sarà dotato di un punto informazioni che riporterà la mappa della zona con l'indicazione di tutte le stazioni installate, le regole di utilizzo, le informazioni utili per l'utente del servizio e i numeri di riferimento.
Il servizio di noleggio sarà attivo dalle ore 7 alle 23, gratuito per mezz'ora. Successivamente alla prima mezz'ora gratuita scatterà una tariffa di noleggio: 1 euro per la seconda mezz'ora, 2 euro per la terza mezz'ora. La bicicletta prevede l'attivazione mediante una tessera elettronica, smart card ritirabile presso i Pit dislocati sul territorio, utile anche per la trasmissione dati ad un databse centrale che ha la funzione di comunicare agli utenti la quantità di biciclette libere in quel momento. Inoltre una volta prelevata una bicicletta non è obbligatorio riportarla nel parcheggio di partenza: può essere lasciata in qualsiasi parcheggio dei 19 previsti dal servizio.
Fonte ambientenergia.info(F.Baglivi)



Fregene 4 agosto 2008 - Guerriglia gardening
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Era il 1973 quando Liz Christy e il gruppo green guerrilla treasformarono
un piccolo pezzo di terra abbandonato di New York in un giardino vero e proprio.
Da allora il movimento si è allargato moltissimo e oggi conta un centinaio di gruppi In tutto il mondo.
Nel luglio1996 un pezzo di terra vuoto nel bel mezzo di Copenhagen fu trasformato in un giardino nel giro di una notte: un’operazione che coinvolse più di mille persone. Il primo maggio del 2000 a Londra “ reclaim the street” organizzo un’ “attacco di massa di guerriglia gardening nelle vicinanze del Parlamento. Al grido di “lasciate che Londra germogli”, diverse migliaia di attivisti occuparono le piazze piantando fiori e ortaggi Oggi nella capitale inglese il guerrilla gardening è ormai una realtà consolidata: “sono circa 3700 le persone iscritte al nostro sito (
www.guerrillagardening.org)” spiega Richard Reynold organizzatore del movimento londinese; “agiamo soprattutto di notte c’è meno traffico e le forze dell’ordine non ci infastidiscono.E poi di giorno siamo al lavoro!”
Fonte “Terra Nuova” aprile 2008



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ROMA (15 luglio) - Buona la qualità delle acque laziali ma con il neo Fregene, mentre è critica la situazione rilevata alle foci dei fiumi Tevere e Marta. È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la campagna annuale di Legambiente sullo stato di salute delle acque di balneazione  che è stata presentata nella sede di viale Regina Margherita alla presenza del presidente e del direttore di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati e Cristiana Avenali, e del portavoce di Goletta Verde Rina Guadagnini.  Una situazione «generalmente soddisfacente quella del mare laziale - ha detto Parlati - visto che 17 su 18 rilevamenti effettuati hanno fornito valori dei parametri microbiologici inferiori alla soglia prevista dalla legge». Bene Viterbo. Verdetto di «non inquinamento» quindi, in particolare nelle province di Viterbo e Latina, monitorate rispettivamente in 3 e 6 punti e che sono state «promosse a pieni voti» poiché le acque risultano pulite ha aggiunto Parlati. Promosse le spiagge in provincia di Viterbo (Montalto di Castro, Pescia romana, Tarquinia), quelle in provincia di Latina (Minturno, Gaeta, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia) e il litorale romano, a eccezione appunto di Fregene (Civitavecchia-Fosso Marangone, Santa Severa, Lido di Ostia, Capocotta, Nettuno, Anzio, Lavinio). Fregene unico punto inquinato. Situazione che invece non viene confermata sul litorale romano a Fregene, unico punto leggermente inquinato di tutta la regione. A far scattare l'allarme sono «ancora una volta le foci dei fiumi che risultano gravemente inquinate» ha detto il presidente di Legambiente Lazio. Due quelle che sono state monitorate nell'ambito della campagna: Tevere e Marta «che hanno fatto schizzare alle stelle i valori di tutti i parametri microbiologici analizzati» ha detto Parlati nel precisare che questa situazione «rischia di mettere in pericolo tutto il litorale con un peggioramento dell'ecosistema marino». Scarichi illegali. Per questo motivo il presidente di Legambiente ha lanciato un appello all'immediata attuazione di interventi di depurazione per mettere definitivamente al bando gli scarichi illegali. «Bisogna accelerare le procedure per interventi fognari e di depurazione - ha detto - previsti del Piano regionale di Tutela delle Acque che è stato approvato e che ha già stanziato 375 milioni di euro per il 2007-2013». Abusi edilizi. Il presidente di Legambiente Lazio ha anche sottolineato la necessità di sbloccare l'iter della legge sull'abuso edilizio, un'altra delle battaglie che porta avanti l'associazione ambientalista. «Purtroppo ci si ricorda del litorale sono nelle 6 settimane estive - ha concluso Parlati - al contrario serve una politica complessiva e che non lasci più le scelte ai singoli comuni».
Fonte: Lega ambiente


TROPPI RUMORI: GLI ITALIANI NON SOGNANO PIU

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Gli italiani non sognano più. Colpa del rumore, che la notte cancella il sonno profondo e la fase 'Rem'. A conferma di questo allarme c'è anche una ricerca dell'Istituto di Medicina del Lavoro della Usl1 di Trieste che ha scoperto un dato singolarissimo: le farmacie che operano nei quartieri dove il livello sonoro notturno è compreso tra i 55 e i 75 decibel vendono una quantità di sonniferi e tranquillanti doppia o addirittura tripla rispetto alla media. E anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un monito dopo uno studio effettuato su 96 città italiane: la rumorosità notturna è superiore ai livelli massimi di tollerabilità per l'orecchio umano nel 98% delle aree urbane.

Purtroppo il rumore non "attacca" soltanto i nostri sogni: dosi massicce di decibel possono causare, in caso di esposizioni prolungate, tachicardia, nausea, alterazioni del campo visivo e della trasmissione degli impulsi nervosi. In alcuni casi limite (una strada a forte flusso di traffico), l'inquinamento acustico rappresenta una minaccia diretta per l'udito. Molto frequenti sono anche gli effetti psicologici del frastuono, in grado di generare aggressività, emicrania, capogiri, inappetenza, difficoltà di concentrazione e, appunto insonnia. Per tutti questi casi si può parlare di un vero e proprio "stress da rumore", o quanto meno di quella deleteria "sensazione di fastidio", definita "annoyance" dagli anglosassoni, che mina profondamente la qualità della vita. La conseguenza è che "entro 3 anni in Italia ci saranno più sordi che anziani. L'ipoacusia salirà in Italia dai 7 milioni attuali ai 12 milioni nel 2015 mentre in Europa ti toccheranno i 90 milioni.
Il costo clinico sociale nel mondo, oggi intorno ai 20miliardi di dollari/anno, potrebbe addirittura triplicarsi nei prossimi dieci anni ", afferma Carlo Giordano, direttore della Clinica Otorinolaringoiatria dell'Università di Torino. "Bisogna mettere in piedi una politica chiara per diminuire il traffico privato, migliorare l'asfalto. Il tema dell'inquinamento acustico è al centro di un'indagine in corso presso l'VIII Commissione della Camera", aggiunge il presidente Ermete Realacci.
Ma molto c'è da fare anche dal punto di vista della cultura, soprattutto tra i giovani, visto che un'indagine dell'Università di Boston dimostra che tra chi ascolta musica con riproduttori Mp3, ben un quarto tiene il volume ad un livello molto superiore alla soglia raccomandata. Un rischio per l'udito sempre in agguato, dato che numerosi apparecchi hanno una capacità di suono di 91/121 decibel, che si traduce in 139 con gli auricolari, cioè pari al rumore di un aereo che decolla.
Fonte:
http://www.repubblica.it


Pillole di psicologia Ambientale
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Che il verde sia importante per il benessere psicofisico è comunemente ammesso da tutti. La prova giunge adesso anche da un primo studio scientifico, svolto dall'Università di Berna. Una correlazione che, secondo gli autori della ricerca, deve essere presa maggiormente in considerazione nella pianificazione del territorio. Secondo l'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Berna, la presenza di alberi, prati e campi stimola le capacità di concentrazione e i pensieri positivi, diminuendo nel contempo le frustrazioni, lo stress e la tendenza a delinquere. La ricerca è stata commissionata dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio (FP) e da Medici per l'ambiente. Ha ricevuto anche il sostegno degli Uffici federali dell'ambiente e della sanità pubblica.
Secondo il direttore di FP, Raimund Rodewald, nell'ambito della pianificazione occorre tenere conto degli aspetti specificatamente legati al benessere della popolazione. A suo avviso occorre quindi sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica ed è necessario promuovere nuove ricerche sull'argomento.
Lo studio FP, basato sulla letteratura specializzata, mostra che le persone che vivono nelle vicinanze di parchi o che giudicano comunque attraente il loro ambiente circostante si muovono molto di più rispetto a quelle che non hanno accesso, nelle vicinanze, a luoghi di ristoro. Un paesaggio da ammirare aumenta la capacità di concentrazione. Il verde stimola i sentimenti positivi e riduce la frustrazione, la paura, lo stress e anche la criminalità. Ciò favorisce l'integrazione e anche l'impegno sociale della popolazione. I parchi pubblici sono anche luogo di convergenza sociale e favoriscono l'integrazione.
 Accanto alla qualità del paesaggio, anche suoni e rumori, come pure il tempo meteorologico influiscono sulla qualità di vita. La possibilità per bambini e giovani di giocare all'aperto favorisce un sano sviluppo di movimento e coordinazione, ma contribuisce pure allo sviluppo della competenza sociale, affermano i ricercatori.
"Il paesaggio è una risorsa per la salute", sostiene Raimund Rodewald. La tutela della natura e del paesaggio, oltre che una pianificazione attenta agli spazi liberi nelle città, assumono un'importanza del tutto nuova. Diventa ovvio collegare la promozione della salute alla pianificazione territoriale. Se è vero che l'ambiente rappresenta un'indubbia fonte di benessere, non bisogna però concludere che in campagna si vive meglio che in città. Quello che conta è cercare di creare degli spazi che tengano conto della promozione della salute.
Gli esperti vogliono ora analizzare i modi di mettere in pratica i risultati dello studio. Gli autori sottolineano che i paesaggi possono essere strutturati in modo da promuovere la salute soltanto se i diversi attori, dai politici alla popolazione stessa, collaborano alla realizzazione.
Fonte: Swissinfo 2007.
http://it.health.yahoo.net